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Tra pochi giorni potremo vedere volare degli esseri umani attorno al nostro satellite naturale, con la missione spaziale americana (ed internazionale) Artemis II.

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La partenza della missione è fissata, ad oggi, a non prima di venerdì 6 Febbraio, anche se ovviamente non è da escludersi un rinvio ad esempio a causa meteo.
Decollando dal Kennedy Space Center (Florida), il lanciatore SLS (Space Launch System) porterà la capsula Orion con a bordo quattro astronauti attorno alla Luna.

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L’equipaggio:
Il personale scelto dalla NASA (National Aeronautics and Space Administration) è il seguente:
– Comandante R. Wiseman (NASA), proveniente dalla Marina Americana (US Navy), già mandato una volta nello spazio con un totale di circa 165 giorni all’attivo, e due attività extra-veicolari all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale. E’ stato a capo dell’ufficio astronauti della Nasa fino al Novembre 2022.
– Pilota V. Glover (NASA), proveniente anche lui dalla US Navy, è già stato una volta nello spazio per un totale di circa 167 giorni e quattro attività extra-veicolari. Sarà il primo astronauta di colore ad andare oltre l’orbita terrestre bassa.
– Specialista C. Koch (NASA), astronauta civile, è già stata nello spazio due volte per un totale di circa 328 giorni e con sei attività extra-veicolari all’attivo. Sarà la prima astronauta donna ad andare oltre l’orbita terrestre bassa.
– Specialista J. Hansen (CSA, Canadian Space Agency), pilota dell’aeronautica canadese, sarà la sua prima volta nello spazio. Sarà il primo astronauta non americano ad andare oltre l’orbita terrestre bassa.
In riserva sono presenti i seguenti specialisti di missione:
A. Douglas (NASA), è un ufficiale della guardia costiera americana, e se dovesse partire sarà la sua prima volta nello spazio.
J. Gibbons (CSA), è un ingegnere civile, e se dovesse essere selezionata attivamente per la missione sarà la sua prima volta nello spazio.

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Il lanciatore:
La missione partirà a bordo del lanciatore super pesante “Space Launch System (SLS).
Alto 98 metri e con un peso di 2600 tonnellate al decollo, ha la capacità di portare 95 tonnellate in orbita terrestre bassa e 27 in direzione della Luna (trans lunar injection, TLI).
Sviluppato con le tecnologie e componenti dello Space Shuttle e del (cancellato) programma Ares, sarà al secondo lancio operativo.
Il primo, nel Novembre del 2022, aveva portato la missione Artemis I attorno alla Luna, però senza equipaggio, con l’obiettivi di testare sia la capsula che il lanciatore.

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La capsula:
Orion è la nuova capsula riutilizzabile della Nasa.
Chiamata anche Orion MPCV (Multi-Purpose Crew Vehicle), è stata sviluppata partendo dall’eredità delle missioni Apollo.
Ha la capacità di supportare al suo interno fino a quattro membri dell’equipaggio, ed ne sono già state costruite quattro (da Lockheed Martin) con altre in ordine.
Ha già effettuato diversi lanci di test:
– MLAS (Max Launch Abort System): Luglio 2009.
– Ares I-X: Ottobre 2009.
– Pad Abort 1: Maggio 2010.
– Exploration Flight Test-1: Dicembre 2014.
– Ascent Abort-2: Luglio 2019.
– Artemis I: Novembre 2022.
Il grosso “salto” tra le missioni è stato dato dalla cancellazione del programma Ares, che in origine era il lanciatore che avrebbe dovuto portare la capsula in orbita, poi cancellato per motivi tecnologici e di budget.

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Il profilo missione:
Il lancio, programmato per il 6 Febbraio 2026, avverrà da Cape Canaveral (Kennedy Space Center’s Launch Complex 39B), ed il lanciatore SLS porterà la capsula Orion in orbita terrestre bassa ellittica, con un apogeo (il punto più distante dalla Terra dell’orbita) di circa 2200 km.
Dopo qualche ora, uno stadio di propulsione (Interim Cryogenic Propulsion Stage, ICPS) “spingerà” la capsula in un orbita attorno alla Terra, per rilasciare dei CubeSat (piccoli satelliti) in orbita terrestre.
Dopo alcune verifiche, l’ICPS si staccherà lasciando la spinta dalla Terra alla Luna al modulo di servizio (Service Module, SM), di produzione europea (ed anche italiana!).
L’orbita sarà di “ritorno gratuito”, ovvero andrà attorno alla Luna per poi tornare alla Terra senza necessità di accensione.
La capsula non andrà quindi in orbita lunare, bensì andrà ad effettuare un passaggio ravvicinato (chiamato “Flyby”) fino ad una distanza minima di circa 6500 chilometri.
Dopo aver portato degli esseri umani dietro il lato nascosto della Luna (l’ultima volta avvenne con Apollo 17, nel 1972!), la capsula ritornerà verso la Terra, rientrando ad una velocità approssimativa di 40’000 (mila!) chilometri orari, prima di rallentare grazie all’attrito terrestre ed effettuare un atterraggio pianificato nell’Oceano Pacifico, dove l’equipaggio sarà recuperato da una imbarcazione della Marina Americana, circa dieci giorni dopo il lancio.

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Non ci resta quindi aspettare il 6 Febbraio, con il naso all’insù, verso l’infinito ed oltre.
Ad astra.

Fonte: NASA

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